30.12.05,1:52 nachm.
Dunque, il problema è che domani è domani ed io semplicemente non ne ho voglia...
ON AIR: Talk, Coldplay
Sensazionale. Lenny mi ha chiesto un favore: vestirmi in maniera [pseudo] scicchettosa [che starebbe per molto ma mooolto chic], domani sera. Il che mi da abbastanza sui nervi, perchè io detesto mettermi addosso quello che la circostanza richiederebbe. Il mio massimo apice di convenzionalismo, domani, sarà la mutandina rossa. Ma, adesso che ci penso, la metterò nera. E vaffanculo. Perchè non lo sopporto, il modo in cui ci si sente in dovere di andare in giro vestiti così o colà. E' inutile, poi, criticare le signore in pelliccia e bigiotteria d'occasione: è inutile, ipocrita e poco intelligente. E niente. C'è il serio rischio che io esca in pigiama, ma col filo di perle doppio. No che non scherzo.
Ad ogni modo, non posso continuare a vivere momenti tanto emo: la mia dignità inizia a barcollare pericolosamente.
Ah, ieri mio padre ha svaligiato un negozio Euronics. E' tornato a casa, in procinto di avere un infarto tanta l'euforia post colpo di testa da mezza età male accettata, con al seguito: televisore a cristalli liquidi, scorta quindicennale di cartucce per stampante, computer portatile, gameboy advanced, mouse infrarossi allungabile nonsounasega, cellulare LG F2400. Per l'appunto, mi soffermerei su quest'ultimo acquisto: mio, mio, mio, per la precisione. Che carino, il mio babbo: un amore, davvero.
Poi, cos'altro? Ah sì. Questo. Ne vale la pena: tristissimo, inquietante, toccante. Abbiate fiducia.
Domani ci sarà Jovanotti, in piazza. E poi non lo so. Un locale, qualcosa. Potrei non sopravvivere.
Sì, lo so che stanno parlando. Ma è una lingua che non conosco.
And they're talking it to me.
 
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28.12.05,3:47 nachm.
Un tram chiamato desiderio ed io mi commuovo...
ON AIR: Believe, Chemical brothers
Sapersi. Proni. Vomitandosi. Addosso. Fallimenti. Sarebbe insopportabile, per me. Sapersi. Proni. Vomitandosi. Addosso. Fallimenti. Non capisco come sia possibile che la vita trascorra così, oltrepassando ogni parvenza di bellezza. E rassegarsi definitivamente a. Sapersi. Proni. Vomitandosi. Addosso. fallimenti. Meglio crepare.
Fatto sta che ho un libro sul tavolo, in cucina: si tratta di un grosso manuale di diritto pubblico che mi attende, ansioso, di portarmi a conoscenza del contenuto di un capitolo di ben cinquanta pagine che io non riesco a considerare reale. Il punto è che mi tocca, necessariamente mi tocca, e il mio senso del dovere avrà la meglio ancora una volta. Lo so.
E poi c'è la vita sociale. Ricevo continue telefonate in cui, regolarmente, mi viene domandato se ho intenzione di uscire, stasera. Ed io: "non lo so, comunque credo di no". E no che non mi va di uscire, perchè tanto non mi piace andarmene in giro al freddo a domandarmi quale sia il posto migliore in cui rinchiudermi per poi uscire a fumare ogni due minuti, in mancanza di una conversazione sufficientemente appagante. Ci sono cose che non si possono spiegare, senza sterminare.
Lenny è molto donna, molto bella, molto se stessa: non immaginavo che sarebbe riuscita a mantenere tanto controllo. Soprattutto, non immaginavo che ne uscisse tanto più forte. Ne sono felice. E sono felice di aver dormito con lei, culo contro culo.
Devo piantarla di mangiare Baci Perugina, devo. E di leggere le frasette shakespeariane che scrivono su quegli stupidissimi bigliettini. Sta diventando una droga, per me, questo bridgetjonesiano passatempo da tettona quale sono.
Per il resto, gravi mancanze turbano i miei orizzonti più prossimi e il tabaccaio col codino vicino casa mi viene anche in sogno. No, non c'era alcunché di allusivo nella mia precedente affermazione. E basta.
I needed to believe.
 
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27.12.05,1:15 vorm.
Se credessi nel valore delle piccole cose, sarei una sporca pascoliniana minimalista piccolo borghese da deprecare ed infagare a piè sospinto...
ON AIR: Il sangue di Giuda, Afterhours
Devo andare a letto. E dormire, possibilmente. Devo farlo, perchè altrimenti domattina non ce la farò ad alzarmi e non riuscirò a studiare e mi sentirò una fallita e quant'altro. Oh, è così stressante avere a che fare con se stessi.
Mio cugino è un bravo ragazzo. Davvero, un bravo ragazzo.
Guendalina, la donna potenzialmente migliore del mondo, non m'informa degli sviluppi della sua esistenza da parecchie ore, ormai. Forse sei, o sette addirittura. Il che mi agita e mi turba e mi sconvolge, a tratti.
Male allo stomaco. Voglia di vomitare. Perbenismo reietto.
Che cosa sei disposto a perdere?
Non lo so, non lo so. Tanto, tutto. O almeno è quel che penso. E forse non va bene. No che non va bene.
Lui con la barba. La fine ufficiale della mia adolescenza. Ecco.
E adesso vado a dormire. Prima mi auto tramortisco, e poi crollo svenuta fino a domattina. Sì, è quel che farò.
Imparare a barare e sembrare più vero.
 
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26.12.05,4:26 nachm.
E ancora non capisco se il sentimento sia il frutto di una sinapsi violenta...
ON AIR: Un matto, Fabrizio De André
Ho male alla testa. Non mi aspetto che la notizia faccia sensazione ma, perdio, questo è il mio blog e dovrei sentirmi in dovere di scrivere tutto quello che mi pare. E questo discorso è un po' campato in aria, in effetti: discorso del cazzo. Me ne pento e me ne dolgo.
Il Natale è stato poco natalizio, quest'anno: probabilmente per colpa della sottoscritta, che alla vigilia se n'è andata a letto presto e ieri sera è rimasta alzata fino a tardi a guardare Edward Mani di forbice [l'uomo che si masturbò una volta sola] e Amore e guerra, di quel geniaccio di Woody Allen. Insomma, diciamo che i miei calzini erano gli unici segni della mia consapevolezza natalizia. E questo è quanto.
Volete un bilancio in termini di regali? Ebbene: maglione rosa con terribili applicazioni strass da sfoggiare soltanto durante la pulizia più approfondita del bagno, sciarpa pellicciosa con cadaveri di topo appiccicati a mo' di simulacri di devastazione e morte, centone apprezzatissimo, borsa Gucci di un certo calibro. Sì, sono una merda, una vera merda materialista.
Cos'altro? Devo preparare tre esami: diritto pubblico, economia aziendale e informatica. Ci sarebbe anche matematica generale, ma non ce la farò mai. E' necessario che io ritrovi la mia essenza zelante, quella che m'ha resa una persona mediamente ammirevole negli ultimi diciannove anni, quella che m'ha permesso di avere molto, quella che m'ha convinto di dover concludere qualcosa di buono, nella vita.
Sarà che, ultimamente, farnetico. O rantolo. O annaspo. O. Sarà che ne parlo tanto, dei miei momenti meno felici, tanto perchè mi piace l'idea di poter scegliere di essere umana. Io che non lo sono.
E poi. Sto rivalutando l'idea di avere un figlio. Forse l'orologio biologico comincia a farsi sentire, forse. Ma il punto è che penso a questa eventualità, penso che ho il potere di dare la vita, penso ch'è l'unica cosa che possiedo per davvero e posso scegliere di regalarla ad un essere mio. Mio nel senso meno materialista, che ci crediate o no. E no che non ho avuto un infelice incontro con la cultura new age. Crepate.
E se amassi? Così, all'improvviso?
No, non è possibile.
Tu prova ad avere un mondo nel cuore.
 
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24.12.05,10:41 vorm.
Io sto all'atmosfera natalizia come il tacchino sta alla sua farcitura nel giorno del Ringraziamento...
ON AIR: Il triangolo no, Renato Zero
Da non crederci. Ieri, il mio treno ha accumulato solo dieci minuti di ritardo: stavo per baciare i mattoni della stazione di Paola, al mio arrivo, tanta la giuoia di poter nutrire ancora una ragionata fiducia nelle capacità della nostra bistrattata rete ferroviaria pubblica. Insomma, è pur sempre consolante sapere di poter contare sulla puntualità dei nostri treni, oltre che sulla straordinaria opportunità offertaci dagli stessi di trascorrere ore piacevolissime in compagnia della più vasta gamma di bestie selvagge e meno selvagge: dallo scorpione al topo da fogna, dal logorroico con certificato di attestata morte cerebrale al mediorientale puzzone con velleità sessuali e/o kamikaze, e chi più ne ha più ne metta. Io amo l'Italia: è un paese meraviglioso.
Dunque, è Natale. L'ho detto, ne ho preso atto, posso accantonare il tutto.
Stasera ci sarà da scartare regali e regalini. Almeno me lo auguro. Tanto più che, altrimenti, il tutto avrebbe davvero poco senso. Io ne ho scartato già qualcuno, tra coinquiline, donne sensazionali e pericolosi soggetti da evitare: mutandine retrò, collane di perle, La ragazza di Bube e Calvino, in mezzo a città invisibili e amori difficili. Inutile dire che gli ultimi sono stati i migliori. Forse perchè da me espressamente richiesti, forse per altro. Ma tant'è.
E' difficile essere qui, ora: è difficile dover accettare che questo è il fango da cui provengo. E non mi riferisco alla mia regione, alla mia città, o almeno non in senso stretto: sto parlando della casa, della culla, del nido, o quel cazzo ch'è. Non è facile ammettere a me stessa, ogni volta, che io sono cresciuta qui dentro e ho respirato quest'aria, come non è facile ricordare quanto è stato complicato costruirmi un'ottima scorza con cui parare i colpi, senza poter fare quasi nulla contro quelli bassi. E ce ne sono stati tanti. Il punto è che devo mantenere il controllo, e, fintanto che la mia idea di controllo resterà associata a quella di buonsenso, penso che riuscirò a rimanere perfettamente in me. Io amo me stessa. Davvero, la amo. E' per questo che non riuscirò mai ad essere una disprezzabilissima nevrotica.
Ad ogni modo, devo andare ad infilarmi sotto la doccia per un tempo indeterminato e poi uscire e fare un giro nel microcosmo che m'ha avvolto a mo' di sudario per diciannove lunghissimi anni.
Comprerò una bottiglia di barolo, entrerò anch'io nella tim tribù e mi sentirò più ggiovane.
Ebbene, sipario.
La geometria non è un reato.
 
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