23.7.07,9:20 nachm.
Pregustando il sapore frivolo ma dolcissimo di manicure, pedicure e messa in piega, mi arrendo all'evidente natura semidivina del grande Battiato...
ON AIR: Ava Adore, Smashing Pumpkins
Per la cronaca, Cosenza raggiunge i quarantadue gradi di caldo afoso. A testimonianza di siffatto stato di cose, la sottoscritta ha dovuto reprimere dolorosamente la propria naturale repulsione nei confronti di canotte e pantaloncini di cotone: l'afa ha avuto la meglio, sconfiggendo anni ed anni di caparbia resistenza alle lusinghe di un abbigliamento casalingo discinto e volgare, e la nostra coraggiosa eroina, sull'orlo del collasso, è stato obbligata a sventolare bandiera bianca [e non gialla: non c'è nessun Simone, qui]. Punto e a capo.
Oggi ho iniziato a studiare per l'esame di Storia contemporanea [sì, so che fa maledettamente impressione sapere una cosa del genere: ho perso almeno due ore, intenta com'ero a ripetermi: "oggi ventitré luglio duemilasette inizio a studiare storia contemporanea devo essere pazza pazza e molto responsabile" per sentirne il suono e rendere il tutto un po' più reale]. Il primo argomento è stato la Prima Guerra Mondiale che - devo ammettere - trovo molto interessante. Il lato divertente della faccenda [sì, ce n'è uno... o, perlomeno, ho combattuto per trovarne uno, ecco] è che ho ben quattro libri da studiare, di cui uno solo ed esclusivamente sulla Prima Guerra Mondiale e un altro solo ed esclusivamente sulla politica estera italiana nel cosidetto "secolo breve". Non ci resta che piangere, direbbero Troisi e Benigni [ma preferisco dirlo alla Troisi perchè Benigni mi sta sulle palle]. Oltretutto, ho anche dato inizio alle mie letture estive, le letture piacevoli, intendo dire: ho iniziato da City di Alessandro Baricco e proseguirò con Senza sangue, sempre di Baricco, i Racconti di Edgar Allan Poe, La rabbia e l'orgoglio della compianta Fallaci, Una donna spezzata di Simone De Beauvoir e non so ancora cos'altro: diciamo che mi lascio un certo margine di libertà di movimento, nell'eventualità in cui possa incorrere in un tempestivo colpo di fulmine, entrando in una libreria qualsiasi, nelle prossime settimane.
A proposito, non credo nel colpo di fulmine. A meno che non si tratti di un vero fulmine e non abbia come conseguenza diretta la morte dell'ipotetico soggetto in questione.
Nuova lista di improbabili modi di accesso al mio blog:
- 37° e nausee continue [e qui nulla da dire: preoccuparsi della propria salute è un diritto sacrosanto];
- devi baciare i piedi e/o devi baciarmi i piedi [anche questo è un diritto da far valere, certo];
- italo calvino è misogino? [con tanto di punto interrogativo, tengo a sottolineare];
- leccatemi la figa [rientriamo sempre nella sfera dei diritti assoluti, mi pare];
- pipì addosso al concerto [embé, cose che capitano...];
- cazzi di capo verde [deve trattarsi di una particolare specie vegetale, autoctona forse, di capo verde];
- tiroide succulenta [e qui, a quanto pare, ci troviamo in presenza di un vampiro o comunque di un soggetto evidentemente deviante];
- merda spalmata sul cazzo [che, francamente, mi pare quantomeno pasoliniano].
Il genere umano è davvero un universo variegato e tutto da scoprire. Se si è molto ma molto coraggiosi - si capisce.
Ah, vado in Spagna. Cioè, non subito. Partirò intorno all'undici di agosto e me ne starò in quel della penisola iberica per una decina di giorni, tra Barcellona, Madrid, Valencia, Bilbao e Saragoza. E' che ho bisogno d'inebriarmi di Gaudì.
E poi, francamente parlando, ho un bisogno spasmodico di fare shopping. Che siano vestiti, scarpe, accessori o vernici da esterni, io sento di non poter vivere un giorno di più senza comprare qualcosa. No, non proprio qualcosa a caso, ecco: un vestito, sì, voglio un bel vestito. E un set per la manicure francese. E una borsa nuova. E un paio di mocassini Tod's. E quel maglione Valentino a pois che ho visto ormai mesi orsono, a Castel Romano, in quel paradiso terrestre di outlet... Ecco, ora mi commuovo... su, su, devi essere forte, piccola mia.
Il vero problema è che il denaro non è mai abbastanza, mai. Ed io non mi sono ancora decisa a dare via il culo per professione [mi restano ancora un paio di remore morali che sono dure da abbattere - ahimé].
E adesso? Adesso Colazione da Tiffany.
And you'll always be my whore cause you're the one that I adore.
 
Tutto sommariamente presunto da Ofelia ,
con 15 superflua/e manifestazione/i d'interesse, sovente opinabile/i
20.7.07,2:52 nachm.
Lorelai non può rimettersi con Christopher, Lorelai deve passare il resto della sua vita con Luke, Rori è insopportabile, Luke è meraviglioso...
ON AIR: Wild World, Cat Stevens
Non ho mai avuto problemi ad ammettere che sono gelosa, patologicamente gelosa. Sì, sono perfettamente consapevole del fatto che le manifestazioni di gelosia siano perlopiù manifestazioni d'insicurezza [perlomeno nei casi in cui validi motivi per cui ingelosirsi non ce ne sono, a ben guardare]. Ciononostante, la mia gelosia mi rimane incollata addosso, mi sta a pennello e dubito che riuscirò a liberarmene in qualche modo, in un futuro prossimo venturo. Non che io sia il tipo di donna capace di fare scenate, di mettersi ad urlare in pubblico o di esprimere in modo più o meno appariscente il proprio - come dire - disappunto: certo che no. Io mi rodo il fegato: niente di più semplice. Io me ne sto lì immobile - apparentemente sono assorta in uno dei miei pensieri, uno di quelli che troverà l'uscita di sicurezza della mia testa, cioè la mia bocca, solo dopo qualche ora di sana [?] fermentazione - e accumulo congetture su congetture, immaginando reazioni, desideri e riflessioni altrui, da paranoica psicolabile quale sono e mi vanto di essere. Il mio volto è la maschera del controllo, della freddezza e della lucidità vendicativa: le premesse sono sempre giuste e promettenti, sempre. Poi mi perdo, perdo completamente il controllo della situazione: inizio a parlare a stento, biascicando monosillabi volutamente scontrosi, tendo quasi naturalmente ad abbondarmi con la fronte contro il finestrino [se sono in macchina, ovviamente, altrimenti tendo teatralmente a cambiare stanza o a rimanere affacciata dalla finestra, fumando, per almeno mezz'ora di fila], esagero nell'aggressività e in maniera assolutamente inopportuna, facendo in modo che mi si possa controbattere la totale imperscrutabilità dei miei processi mentali e, dulcis in fundo, tragedia delle tragedie, dopo settimane intere, se non addirittura mesi, sono capace di lanciarmi in velenose rivendicazioni ancora miracolosamente piene di rancore. Niente di più sbagliato e controproducente, lo so bene: l'ho sperimentato - ahimé - sulla mia pelle. E, non contenta, persevero nell'errore: diabolico a dir poco, da parte mia. Per non parlare delle circostanze in cui non posso esibirmi in queste scenette isteriche da cerebrolesa incallita perchè la mia controparte si trova in tutt'altro posto e siamo a telefono. Ecco, generalmente, quando si presentano occasioni di questo tipo, la causa causans della mia ira funesta è ancora più ridicola e priva di fondamento. Fatto sta che, nonostante le mie consapevolezze rigorosamente e cronologicamente posteriori al fattaccio, finisce che me ne rimango in silenzio ASSOLUTO anche per un'ora, sprezzante del fatto che i centesimi si accumulano [la Tribù è stata un'invenzione geniale, certo, ma le telefonate costano comunque] e che il loro generoso dispensatore è quasi sempre lui. La controparte, intendo. E speriamo che si scotti a puntino.
- Quella fotomodella mi ha chiesto il tuo numero.
- Non vedo nessuna fotomodella.
- E' lì dietro: è così magra che si nasconde dietro il palo dell'ombrellone.
- Sì, certo.
[maschi. neanche uomini. maschi, e basta. uccidetevi]
Ecco. Apporto giusto un paio di correzioni e rivedo il tutto, a mia immagine e somiglianza.
- Quella fotomodella mi ha chiesto il tuo numero.
["Non vedo nessuna fotomodella" non è una risposta accettabile, no. Un bravo bambino risponderebbe in tutt'altro modo. Ecco come:]
- Non farmi ridere. Sai benissimo che per me esiste una sola donna, a questo mondo. Con cui, peraltro, sto parlando a telefono, cretino. E, comunque, nessuna fotomodella sana di mente chiederebbe mai il mio numero perciò inventati qualche scherzetto più divertente. E credibile.
- E' lì dietro: è così magra che si nasconde dietro il palo dell'ombrellone.
["Sì, certo" è una risposta che lascia intravedere una possibilità, anche se minima, d'interesse, nell'eventualità remota in cui una fotomodella (e, più in generale, un essere umano di sesso femminile, all'infuori di me) manifesti interessa per lui, per questo è una risposta del tutto inaccettabile. Ecco come risponderebbe un bravo bambino:]
- Piantala di dire stronzate e fatti una vita tua. Io neanche butto l'occhio perchè tanto nessuna donna potrebbe mai essere anche solo lontanamente avvicinabile alla mia incantevole musa.

Sì, ho finito. Sì, devo proprio smetterla. Sì, mi rivolgerò ad uno specialista.
And it's breakin' my heart in two.

 
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18.7.07,11:48 vorm.
Non è importante se le persone, alla fine, non riescono a trovarsi. Non tradirsi, quello è importante...
ON AIR: Space Oddity, David Bowie
La verità è che forse non me ne importa di niente e di nessuno. Di niente e di nessuno al di fuori di te. Perciò posso anche fingere di amare chiunque, posso persino sorridere a chiunque, perchè tanto io lo so che, in fondo in fondo, esisti soltanto tu. E va bene così. E' perfetto, così.

- Lo sa come si fa a riconoscere se qualcuno ti ama? Ti ama veramente, dico?
- Non ci ho mai pensato.
- Io sì.

- E ha trovato una risposta?
- Credo che sia una cosa che ha a che vedere con l'aspettare. Se è in grado di aspettarti, ti ama.
Questa storia, Alessandro Baricco

And the stars look very different today.
 
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