31.3.05,10:38 nachm.
Alta finanza, broker, baci, omicidi e atmosfere intellettuali...
ON AIR: Via con me, Paolo Conte
C'è da dire che CSI è un serial angosciante, borioso e schifosamente antiestetico. Dunque, i motivi ci sarebbero tutti per guardarlo: e invece preferisco guardare il programma di Marzullo, piuttosto che torturarmi con questa roba. Tanto più che spesso, una singola scena, mi rende difficile un sonno tranquillo. Tanto più che spesso riesce a darmi il vomito, come adesso per esempio. Bleah.
Comunque. Banca Intesa vuole meritare di essere la mia banca. Dovrebbe parlarne col mio Babà [la sua reazione sarebbe poco gentile, direi], al cui proposito mi soffermerei nel dire che lui va al di là, persino al di là del mio superomismo [o superdonnismo, che dir si voglia]. Cioè, non saprei spiegarmi meglio. Basterebbe solo trasmettere in mondovisione la nostra ultima conversazione. Ma potrebbe anche non servire proprio a niente. Probabile. Vabbeh, stocazzo. Tanto lui è mio e basta [ghghgh].
Mm. Vorrei non essere tanto idiota, come ultimamente. Mm.
Secondo comunque. L'otto aprile ho i prequiz per la Luiss: ho veramente paura. Paura autentica, intendo: quella che si prova quando ci si comincia a misurare col proprio futuro o magari con una prima idea del proprio futuro. Ecco. E poi inizio a pensare che gli ultimi quiz ed esami in genere stiano andando troppo bene ed è NECESSARIO che qualcosa vada male, altrimenti la mia vita acquisterebbe un che di molto poco naturale. E non è per nulla assurdo che proprio quello a cui tengo di più se ne vada a puttane, mi pare. No, non lo è. Perciò ho paura. P a u r a.
Offa. Ho lo stomaco rivoltato. Ho mal di testa. Ho voglia di trovare un sms: *chiamasonogiàacasa*. Offa.
E domani salterei volentieri l'assemblea. Più tutto il resto istituzionale. O qualcosa del genere.
Massì.
 
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30.3.05,8:08 nachm.
Tanto per dire ch'è cenere, quella che vi piove addosso...
ON AIR: She is in parties, Bauhaus
Come "il mondo vero" finì per diventare favola. Storia di un errore.

1. Il mondo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
[La forma più antica dell'idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi "Io, Platone, sono la verità"].
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso ["al peccatore che fa penitenza"].
[Progresso dell'idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile - diventa donna, si cristianizza...].
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
[In fondo l'antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l'idea sublimata, pallida, nordica, konigsbergica].
4. Il mondo vero - inattingibile. Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a chi ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
[Grigio mattino. Primo sbadiglio della ragione. Canto del gallo del positivismo].
5. Il mondo vero - un'idea, che non serve più a niente, nemmeno più vincolante - un'idea divenuta inutile e superflua, quindi un'idea confutata: eliminiamola!
[Giorno chiaro: prima colazione; ritorno del bon sens e della serenità; Platone rosso di vergogna; baccano indiavolato di tutti gli spiriti liberi].
6. Abbiamo tolto di mezzo il mondo vero: quale mondo ci è rimasto? Forse quello apparente?... Ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente!
[Mezzogiorno; momento dell'ombra più corta; fine del lunghissimo errore; apogeo dell'umanità; Incipit Zarathustra].
Il crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello
Friedrich Nietzsche
 
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,7:07 nachm.
Gambe divaricate tra yogurt alla fragola liquidi e sensi di colpa irresoluti...
ON AIR: 12:51, Strokes
Leccare la confezione di questa insolita tipologia di yogurt mi causa brividi e spasmi lungo la schiena, più o meno come strofinare il dito contro il margine del piatto di carta. Ho paura che i miei nervi soffrano di qualche orripilante dissociazione. Anzi, no, non ne ho paura: ne ho quasi la certezza.
Ciò non toglie che sono questi i momenti della vita in cui una donna ha bisogno di sentirsi amata. Questi per dire quest'altri. Cioè, sempre. Cioè, in realtà non è vero: stavo solo tentando di scrivere qualcosa e temporeggiare, in attesa di un'illuminazione che possa dirsi tale senza doversene poi vergognare.
Mi rendo conto che la primavera significa destabilizzazione cerebrale [oltre che fisiologica].
Cos'altro? Ah, sono riuscita a ferire [o quantomeno a scalfire] i sentimenti dell'incorruttibile stallone padano e perciò sono tremendamente addolorata. Non sto scherzando. O comunque molto meno del solito.
Cos'altro? Ah, la vicepreside del mio illustre liceo ha pensato bene di riprendermi per via dei miei jeans e domandarmi se pensassi che fossero pantaloni consoni ad una scuola. Roba da aprirla in due [da dietro], farcirla di merda e lanciarla fuori dal balcone. Possibilmente, impalata. E ci sono rimasta anche un po' male: pensare che quei jeans lì sono decisamente presentabili. Oggettivamente, intendo.
Cos'altro? Ah, no. Niente.
Eccetto che, stamattina, lavorando di spazzolino sulla mia dentatura perfetta, pensavo che m'infastidisce alquanto che sia la canzone dei Good Charlotte a ricordargli di quando ero lì. E non Twenty years dei Placebo. E ma dico. Porcoiddio.
Cose da niente. Lo so.
So get up.
 
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29.3.05,3:35 nachm.
Memorie acide dalla campagna e dal crocifisso...
ON AIR: Carmen Queasy, Skin feat. Maxim
Spesso le cose mi sfuggono di mano. Cose come la mia vita, tanto per fare un esempio. Ma non è giusto prendere troppo sul serio le mie affermazioni e me stessa in generale: mi diverte, vedermi spacciata in milioni di disavventure immaginarie. E' come creare storie parallele, infilarsici dentro e poi nuotare e sguazzare e annegare. Sì, molto spesso è proprio come annegare.
Resta il fatto che mi capita di sentirmi sfuggire le cose dalle mani. Ma non è importante.
Ho voglia di recidere il legame forzato con la scuola e andarmene in giro per il mondo come una fottutissima perdigiorno, senza nessuno scopo nella vita al di là del semplice fatto di campare fino a sera e sorridere abbastanza di frequente [ho scoperto ch'è incredibilmente salutare]. Con una conditio sine qua non: ossia, devo riuscire a non cadere nelle lusinghe del *freaking way of life*. Non voglio cani fra i piedi e non voglio treccine rasta e soprattutto non voglio scagliarmi contro il capitalismo, né tantomeno andarmene in giro in sandali di cuoio e piedi sporchi. Dio pinco pallino.
E poi ho voglia di potermi congiungere carnalmente e simultaneamente con queste due persone meravigliose:
Che poi sarebbero Amanda e Brian, ossia i
Dresden dolls. Per i profani.
Ho anche voglia di comprare un mucchio di roba che non avrò modo di possedere per un tempo infinitamente indeterminato o indeterminatamente infinito, salvo vincite casuali e quantomeno miracolose [considerato che io non la tento per nulla, la sorte, e vaffanculo]. Vorrei poter essere più ottimista.
Non è vero.
 
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28.3.05,10:38 nachm.
Breve panoramica sul nulla e via...
ON AIR: Bang bang [My Baby Shot Me Down], Nancy Sinatra
E' tutto meraviglioso: meraviglioso nel senso di terribile, intendo. No, nulla. Solo che la fine di un viaggio mi lascia sempre una traccia di angoscia addosso e il silenzio della casa vuota, al ritorno, è un'accoglienza agghiacciante. Io non sono affatto una persona empatica. Il punto è uno solo: sono del tutto dominata dai sentimenti e lascio che mi divorino con eccessiva indulgenza. Tutto qui. Spero.
I dettagli della Pasqua maremmanna sono rimandati a domani o ai giorni a seguire: non credo - tra l'altro - che abbiate grande premura di SAPERE. E, del resto, io non ho grande premura di RACCONTARE. Immagino di potermi risparmiare la fatica.
Avrei preferito vedere la mia Lenny, stasera: non che il giretto in macchina con l'uomo nero e Miko mi sia dispiaciuto ma... Lenny è Lenny e non posso sopportare cinque giorni senza vederla neanche una volta. Le dipendenze sono il mio fottuto punto debole.
A proposito. Devo richiamarlo. Subito. Per dirgli pissipissi bau[d]bau[d]. Eh sì.
I hit the ground.
 
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24.3.05,3:46 nachm.
Accendere la luce e poi spegnerla, ogni tanto...
ON AIR: Coin operated boy, Dresden dolls
E' tutto nuovo, qui: tutto perfettamente nuovo e pulito e molto più ordinato. Anche nero. Diciamo che riflette nel migliore dei modi l'indole che mi sto avviando ad assumere, la cui natura mi è ancora decisamente poco chiara ma che spero di arrivare a comprendere presto. Perlomeno prima dei vent'anni. Perlomeno prima di dover decidere se essere un genio, una troia o semplicemente un banale e stracomune capro espiatorio. Vorrei sapere di cosa sto parlando. Ma è incredibilmente improbabile.
Comunque. Tra qualche ora sarò in viaggio. Il solito viaggetto pasquale, per intenderci: famiglia sorridente, automobile pulita e atmosfera mediamente nevrotica. Come dire che ci sono tutti i presupposti per un patetico [nel senso di 'pieno di pathos'] dramma domestico, di quelli che finiscono sui giornali, nelle trasmissioni tv e in bocca a Maurizio Costanzo. Qualcosa del genere. No, stavo parlando delle vacanze pasquali: dicevo che andremo a Milano, soltanto per un giorno, e poi c'immergeremo nella pace della Maremma toscana a meditare sui nostri miseri peccatucci da umani troppo umani. Ahinoi, ahinoi. C'è da dire che, per contingenze poco piacevoli, i miseri peccatucci della sottoscritta sono diventati di pubblico interesse e poi bollati come decisamente più che ucci e molto oni: infatti, la mia espiazione è stata quantizzata in novantacinque anni solari di preghiera, quindici di lavori forzati e sei di auto flagellazione selvaggia. Cosette da niente, insomma.
Per il resto. Spero di riuscire a trovare le calze a righe orizzontali bianche e nere, le ballerine nere e una gonna gonfia che mi renda simile al più magnifico incrocio tra un ippopotamo e Alice nel paese delle meraviglie che sia mai comparso sulla faccia della terra. Amen.
Ho paura di essere un po' troppo intelligente per questo mondo. Troppo.
Mi vendo.
 
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