5.8.09,2:17 vorm.
La Calabria mi rende idrofoba o del come non sia mai troppo presto per fare armi e bagagli...
ON AIR: Cu'mme, Mia Martini feat. Roberto Murolo
Ieri mattina ho fatto una riflessione di portata non trascurabile. Mi ero appena svegliata, erano circa le dieci e stavo trascinandomi lungo il corridoio tentando di aprire gli occhi per bene. C'è una premessa da fare, prima di proseguire nel racconto: quando sono qui a Cosenza, mi sveglio sempre di pessimo umore e la situazione tende a peggiorare clamorosamente con l'ansia mattutina di chiacchierare [chiacchierare di prima mattina?!] di cui i miei - e in special modo mio padre - non riescono a liberarsi. Insomma, ieri mattina stavo già preparandomi a fare i conti con questa dolorosa realtà quando ho sentito la tv dei miei a volume altissimo, ho aperto la porta socchiusa e ho trovato mia madre intenta a sudare sul tapis-roulant [ne hanno uno in camera da letto e mia madre lo usa guardando la televisione, ovviamente a volume sfonda-timpani perché già non ci sente: figuriamoci col casino che fa quell'aggeggio infernale in sottofondo]. Ma il punto non è questo. Il punto è che stava guardando un film, di cui non mi ricordo assolutamente il titolo o forse - semplicemente - non mi sono neanche preoccupata di venirne a conoscenza. Insomma, questo film era uno di quei film pessimi, anzi: non pessimi nel senso estetico o concettuale del termine. No, si tratta di uno di quei film di cui nessuno avrebbe mai sentito il bisogno, ecco: una di quelle commediole in salsa rosa, pseudo-divertenti, piene di paaesaggi romantici, situazioni che qualcuno giudicherebbe comiche, malintesi sessuali [sì, vanno ancora di moda] e donne ripiene [direi, farcite] di dignità [per intenderci, quelle che mollano ceffoni, interrompono conversazioni sgradite lasciando la stanza e incontrano uomini disposti a mettersi totalmente in ridicolo per loro: no, non è un film di fantascienza o almeno non credo]. Ma arrivo al succo della questione: questi film tendono frequentemente a concludersi con un uomo piuttosto belloccio, anche gentile e premuroso, che viene abbandonato all'altare come un baccalà sotto sale. Quindi, riapro una parentesi: le donne farcite di dignità trovano ben due uomini MERAVIGLIOSI ben disposti a sposarle o comunque ad intraprendere una relazione seria con loro e, in linea di massina, tendono a scegliere quello più stronzo sperando in una sua miracolosa redenzione sentimentale. Ecco, arrivo al punto: perché nessuno ha ancora pensato ad analizzare il punto di vista di quel pover'uomo? Perché non è stato ancora girato un film sulla storia tragica di questo disgraziato pieno di potenzialità affettive che viene preso per il culo per tutto il tempo [i baci, le promesse di amore eterno, il brillocchio che ha regalato a quella che credeva fosse la sua lei... tutte stronzate] fino al definitivo abbandono, dopo i soldi e gli affetti investiti nella cerimonia [che, teoricamente, dovrebbe essere pagata dal padre della sposa, piuttosto incazzato anche lui per il casino messo su inutilmente], in una casa generalmente incantevole e in una relazione apparentemente perfetta. Ebbene, qual è la ragione di questa imperdonabile lacuna nella filmografia mondiale? Forse perché quell'individuo non è un nerd sfigato e dunque non vale la pena fare film o serie televisive su di lui; forse perché non si riuscirebbe a catalogare la sua vicenda in nessun modo, se non come un dramma senza ragionevoli motivazioni socio-culturali; forse perché non si deve prestare troppa attenzione al fatto che anche la perfezione assoluta può essere abbandonata all'altare [infatti, solitamente, il tizio è perfetto ma piuttosto mediocre]; forse perché non fregherebbe un cazzo di niente a nessuno. E infatti, a ben pensarci, non frega un cazzo di niente neanche a me. E non vedo perché dovrei fare l'avvocato delle cause perse... Soprattutto, non voglio provare alcuna empatia per quel disgraziato: NON DEVO.
Ebbene, è troppo caldo per continuare a scrivere. Tanto più che non mi pare di avere molto da dire e temo di non essere riuscita a nasconderlo.
Sai come mi sento? Come una Lilli formato mignon [ancora più mignon della me reale, intendo dire] che cammina su un enorme calendario scritto in caratteri cubitali e trascina questa matita gigante, segnando con una croce tutti i giorni che passano con una lentezza estenuante. Fino a domenica. E poi al 14. E poi al 24. E poi al 31.
Un tempo ero una persona incredibilmente paziente. Ma sto invecchiando.
Ah comme se fa'.
 
Tutto sommariamente presunto da Ofelia ,
con 5 superflua/e manifestazione/i d'interesse, sovente opinabile/i