7.1.07,8:12 nachm.
Dopo ore di Machiavelli, Rousseau e Fichte, posso permettermi il lusso di un paio di attacchi di panico e di un clamoroso giramento di palle..
ON AIR: Bastardo, Donatella Rettore
Il mio problema è che non mi piacciono le opinioni altrui. Sono sicura che si tratti di un tremendo limite, sia per la mia crescita interiore che per lo sviluppo della meravigliosa personcina che in me. Ma non posso farci pressocché nulla: mediamente, voi umani mi state un po' tutti sulle balle. Non ho niente contro nessuno, eh [oddio, non direi proprio contro nessuno: diciamo che non nutro ostilità contro tutti], ma non riesco a farmi piacere i procedimenti logici della stragrande maggioranza delle persone: sarà che voglio fare l'alternativa a tutti i costi, sarà che non mi funzionano bene un paio di neuroni, sarà che trovo qualunquisti alcuni metodi d'indagine della realtà. Resta il fatto che, in un'ideale scala gerarchica della non-sopportazione, trovo che dovrebbe occupare la pole position assoluta quella categoria [perchè di categoria si tratta] di persone che sente la necessità di confrontare tutto ciò che accade con i dogmi di una qualche ideologia manicheista per cui la realtà è da concepirsi secondo una prospettiva rigorosamente dicotomica: i buoni e i cattivi, l'esercito della salvezza e quello della morte, i russi e gli americani, gli ebrei e i palestinesi, le vittime e i carnefici, le formiche e le cicale... e la pianto qui, prima di arrivare a sub e dom o a qualche altra antitesi poco decorosa. Il punto è che io penso che la realtà sia così complessa e multiforme che perdersene una parte per strada o distogliere un attimo l'attenzione, nel tentativo continuo di far quadrare i conti con i compartimenti stagni dell'ideologia, significhi automaticamente rinunciare ad un'analisi empiricamente credibile, fondata su dati di fatto e non su congetture paranoico-progressiste da rivoluzione industriale. Marx stesso, secondo me, trovandosi di fronte alcuni aborti politici dei nostri tempi, darebbe di stomaco e si batterebbe il petto, domandandosi come sia mai potuto accadere tutto questo.
In ogni caso, non so cosa pensare di Romanzo criminale. Il film, intendo. Non mi convince proprio la parabola del povero disgraziato che diventa cattivo [ma senza diventarlo realmente] per cause di forza maggiore. E' una favoletta senza morale ma, anzi, piena di moralismo reietto. Ed io - non posso farci niente - non la reggo proprio.
Perchè mi guardi smaniare quando avrei voglia di farlo.
 
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3.1.07,8:51 nachm.
Ho passato le ultime dieci ore ad agonizzare, tra Tocqueville, Weber e Parsons, e sento di aver perso il contatto con la realtà...
ON AIR: Take on me, A-Ha [no, non è uno scherzo]
Questo sarà un post monotematico. Intendo dire che questo sarà un post dall'argomento unico. E questo argomento unico saranno... [puntini di sospensione, tanto per creare il giusto livello di suspance]... LE CRISI DI PANICO, con contorno di ansie, somatizzazioni e quant'altro. Ebbene, che si cominci.
Sono un soggetto ansioso, inutile negarlo: sono tendenzialmente nervosa, mi agito piuttosto facilmente, soffro di angosce notturne [ma anche diurne, eh, all'occorrenza]. Sono sempre stata così e, probabilmente, lo sarò in eterno. Il problema, però, è che, da un paio di anni a questa parte e - nello specifico - nell'ultimo anno, l'ansia è diventata incontrollabile: in alcuni momenti, cresce al punto tale che subentra quel fastidioso senso di soffocamento a cui è difficile oppore un ostentato auto-controllo. Automaticamente, si finisce col pensare al peggio, elencando mentalmente tutta una serie di morti violente e terribili a cui la psiche [morte la colga!, o qualcosa del genere] conferisce concretezza, palesandone i sintomi inequivocabili sulla pelle del soggetto in questione che sarei io.
Ora, è assodato il fatto che di crisi di panico non si muore, che si tratta di pure e semplici seghe mentali, che lo stress è un fattore determinante e tutte quelle storie lì. Il punto è che, nonostante queste consapevolezze [che - lo giuro - ho interiorizzato], continuo ad avere dei momenti di sudore freddo e ricerca di un materiale freddo su cui poggiare la mano, per ritrovare il senso della realtà. Per non parlare, poi, dei casi in cui si arriva persino all'incoscienza, allo svenimento insomma, cosa che - devo ammettere - mi è capitata non di frequente [ma mi è capitata, certo: non mi faccio mancare niente, io, eh].

- Sorella, ricordati che devi morire.
-Fratello, vatti a coricare.
[chi individua per primo film ed interpreti vince un premio (di cui mi è ancora ignota la natura)]

A proposito di somatizzazioni. Devo ancora riprendermi dall'aver recentemente scoperto che taluni navigatori decisamente stravaganti sono approdati presso questo blog digitando cotali accostamenti verbali [e dico "cotali" per non dire "discutibili"]:
1. esagerata sensibilità al freddo [e, fin qui, nulla di tanto eclatante];
2. olio johnson peli superflui [già cominciamo a degenerare];
3. porca madonna mi tira la figa [medaglia di bronzo (anche se non ricordo di aver dato voce a roba simile)];
4. mi fai male sfondami [medaglia d'argento (e questo posso anche averlo detto ma scritto no di sicuro)];
5. voglio fare sesso con una donna e se possibile voglio vedere una foto di cosenza [medaglia d'oro nonchè dominatrice incontrastata della gara (e chiamo il mio avvocato)].
No, per dire. Che gente esiste, a questo mondo.
I'll be coming for you anyway.
 
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,2:45 nachm.
Chissà perchè, di fronte ad un meccanismo semplice come la chiusura del reggiseno, la manualità maschile regredisce nella scala evolutiva...
ON AIR: Donatella, Donatella Rettore


A proposito di Schmidt:

Secondo un saggio intitolato Il suicidio, di Emile Durkheim, tipicamente il potenziale suicida risponde alle tre seguenti caratteristiche: celibe, senza figli, cattolico [ce l'ho, ce l'ho, mi manca (fiuuu...)!].


S'è strippata suonata impiccata sul bidet.
 
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1.1.07,8:50 nachm.
Ogni anno nuovo ha un sapore sostanzialmente amaro o del come io possa riuscire a cristonare per un tempo illimato e senza mai riprendere fiato...
ON AIR: Sono qui con te sempre più solo, Paolo Conte
La stanza è al buio. Sulla scrivania c'è un bicchiere di Berlucchi avanzato dai festeggiamenti di ieri ed una fetta piuttosto abbondante di brioche alla crema fatta in casa, che fungerà da cena. Il resto della casa è vuoto ma, nel salone adiacente, la televisione è accesa sul canale 111, Fox Live: trasmettono le repliche di Will & Grace [impossibile non sintonizzarsi, anche solo distrattamente].
Ofelia Ridens ha una pinza nei capelli, un paio di pantaloni rosa pallido di simil pile, una maglietta grigia con su scritto: IL MIO GRADO NELL'ESERCITO? OSTAGGIO, IN CASO DI GUERRA [Woody Allen] e un maglione enorme in varie sfumature di azzurro. Ha anche un paio di calzettoni pesanti, a strisce grigie e rosse.
Il problema è che questo Berlucchi minaccia di sfiatarsi. Avrebbe preferito di gran lunga un Dom Perignon rosa del '55. E poi un po' di sincera comprensione, che non guasta mai.
Merda. Merda, merda, merda, merda. State tutti in un lago di merda. Vi marcisce il culo in un oceano di merda. Vi marcisce l'anima. I pensieri. Tutto. Uno schifo grandioso, davvero, un capolavoro di schifo. Uno spettacolo. Maledetti vigliacchi. Io non vi avevo fatto niente. Volevo solo vivere, io. Ma non si può, vero? Bisogna crepare, bisogna stare in fila a marcire, uno dietro l'altro, lì a farsi schifo, con grande dignità. Crepate voi, bastardi. Crepate. Crepate. Crepate.
[...]
Odio i sonni che dormite, odio l'orgoglio con cui cullate lo squallore dei vostri bambini, odio ciò che toccano le vostre mani marce, odio quando vi vestite per la festa, odio i soldi che avete in tasca, odio la bestemmia atroce di quando vi permettete di piangere, odio i vostri occhi, odio l'oscenità del vostro buon cuore, odio i pianoforti che come bare popolano il cimitero dei vostri salotti, odio i vostri amori schifosamente giusti, odio tutto quello che mi avete insegnato, odio la miseria dei vostri sogni, odio il rumore delle vostre scarpe nuove, odio ogni singola parola che avete mai scritto, odio ogni momento in cui mi avete toccato, odio tutti gli istanti in cui avete avuto ragione, odio le madonne che pendono sui vostri letti, odio il ricordo di quando ho fatto l'amore con voi, odio i vostri segreti da niente, odio tutti i vostri giorni più belli, odio tutto quello che mi avete rubato, odio i treni che non vi hanno portato lontano, odio i libri che avete lordato con i vostri sguardi, odio lo schifo delle vostre facce, odio il suono dei vostri nomi, odio quando vi abbracciate, odio quando battete le mani, odio quel che vi commuove, odio ogni singola parola che mi avete strappato, odio la miseria di quel che vedete quando guardate lontano, odio la morte che avete seminato, odio tutti i silenzi che avete straziato, odio il vostro profumo, odio quando vi capite, odio qualsiasi terra che vi abbia ospitato e odio il tempo che è passato su di voi. Ogni minuto di quel tempo è stato una bestemmia. Io disprezzo il vostro destino. E ora che mi avete rubato il mio, solo mi importa sapervi crepati. Il dolore che vi spezzerà sarò io, l'angoscia che vi consumerà sarò io, il tanfo dei vostri cadaveri sarò io, i vermi che s'ingrasseranno con le vostre carcasse sarò io. E ogni volta che qualcuno vi dimenticherà, lì ci sarò io.
Volevo poi solo vivere.
Bastardi...
Castelli di rabbia,
Alessandro Baricco
Non si può domandare di non ricevere il colpo finale. Non si può implorare clemenza, illudendosi di mantenere una dignità [anche una qualsiasi]. Non si può sperare di sentirsi dire: "Andrà tutto bene, semplicemente perchè io te lo prometto: andrà tutto bene".
Non esiste. La felicità. Non esiste.
Quando parli tu è per giudicarmi.
 
Tutto sommariamente presunto da Ofelia ,
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